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Il debutto di Bulega è stato da sogno: al primo appuntamento stagionale, sul circuito di Phillip Island, ha conquistato subito la vittoria. Anche se inizialmente questo risultato era stato attribuito alle caratteristiche particolari del tracciato australiano, col tempo si è rivelato il preludio di una stagione eccezionale. Con sei vittorie e 24 podi su 36 gare, Bulega è riuscito a piazzarsi secondo in classifica generale, battuto solo dall’inarrivabile Toprak Razgatlioglu su BMW e confermandosi miglior pilota Ducati. Bautista, che per molti era il leader naturale del team Aruba.it Ducati, si è dovuto accontentare del terzo posto, superato in tutte le statistiche dal rookie italiano.
Il pilota spagnolo è sempre stato considerato la “punta di diamante” del team ufficiale Ducati, ruolo che spesso comporta il massimo supporto tecnico e strategico. Tuttavia, Bulega ha affermato con forza che non esisteva una gerarchia interna: “In un team ufficiale, secondo me, non c’è una distinzione tra numero uno e numero due. Ho sempre avuto tutto il supporto possibile,” ha dichiarato il ventiquattrenne. “Ogni mia richiesta è stata soddisfatta, senza alcuna differenza.”
Bulega ha raccontato di aver mantenuto un approccio umile nel suo primo anno di Superbike, tanto da non chiedere mai ordini di squadra, neanche quando lui solo avrebbe potuto contrastare il dominio di Razgatlioglu. “Ero consapevole che Álvaro era il numero uno: ha vinto due mondiali e, fino a quel momento, era sempre stato il miglior pilota Ducati. Per questo motivo, mi ero predisposto a imparare il più possibile da lui, senza aspettarmi di essere altrettanto veloce,” ha spiegato Bulega. “Sono fiero di essermi adattato così rapidamente e di tutto ciò che ho appreso. È ovvio che affronterò la prossima stagione con un atteggiamento diverso.”
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